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E’ MIO!

A cavallo dei 18/24 mesi i bambini passano per la fase dell’ E’ MIO!E’ TUTTO MIO!, fase che spesso si incrocia con la stessa di un altro amichetto di famiglia dando vita a simpatiche quanto incongruenti , accese e impossibili contrattazioni. La mediazione sembra inapplicabile ed i genitori soddisfatti di aver ripreso una vita sociale dopo aver ridefinito, anche in funzione dei nuovo arrivato, le proprie reti amicali si ritrovano spiazzati davanti ai loro pargoletti che fino a poche settimane prima erano solo oggetto di complimenti e adesso cominciano, invece, ad attaccare prepotentemente il mondo. E che dire della sofferenza del genitore quando è il proprio figlioletto ad essere vittima del “soppruso”? o dell’imbarazzo quando invece è il  proprio piccolino  a impossessarsi insistentemente (magari con qualche tirata di capelli, pizzicotto, morsichino…a seconda dello stile)dell’oggetto conteso!

Come prima cosa è bene ricordarsi che passerà! Probabilmente già attorno ai due anni e mezzo la situazione sarà cambiata e attenuata soprattutto se ai bambini saranno stati forniti esempi per uscire dalla contesa. Il bisogno di possedere tutto è un BISOGNO è in quanto tale va riconosciuto come momento di crescita, come passaggio di identificazione del proprio spazio.

Il bambino vede il mondo a partire da sè e non riconosce ancora una soggettività agli altri. Per questo una delle prime cose da fare nel bel mezzo delle contese è quello di supportare il bambino in questo riconoscimento esplicitando, ad esempio, che l’altro si rattrista  se gli viene portato via il suo gioco o è felice se gli viene donato.

Gli spazi personali vanno tutelati: nelle nostre sedute “la torre tutta tua”, ad esempio è un modo di garantire uno spazio intoccabile dagli altri ( e se viene toccato, verrà rifatto…). Se l’adulto garantisce un qualcosa di esclusivo per il bambino ben presto sarà lo stesso bambino a trasferire l’esperienza del possesso anche su gli altri: “se io ho qualcosa di tutto mio anche il mio amico potrà avere qualcosa di tutto suo”.

Il baratto, il cambio, l’alternativa,  i rituali di rappacificazione sono altri strumenti da offrire ai bambini che si stanno sperimentando nelle prime relazioni tra pari.

L’ultima cosa ma che in realtà deve essere la prima è l’automonitoraggio del genitore: come sempre se noi genitori viviamo come fortemente stressante una situazione anche il bambino la sentirà tale, anzi, probabilmente ancora più amplificata, se invece, le doniamo una naturale leggerezza, anche l’emozione messa in gioco dai bambini avrà un’intensità decisamente più sopportabile anche quando l’emozione in gioco è negativa perché legata alla frustrazione.

Infine è bene ricordare la gestualità dell’affermazione E’ MIO!: l’indice dal fuori torna al cuore e pianino pianino dal MIO si passa all’IO!

Dott.ssa Elisabetta Madella, pedagogista, psicomotricista, mediatrice familiare dello Studio Scioglinodo