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DELLA CORDA OVVERO DEL DISTACCO

Separarsi da mamma o papà per  esplorare serenamente il mondo attorno è una competenza che si matura da piccoli e ad essa si farà appello in tanti passaggi della vita adulta. I suoi toni rimarranno probabilmente quelli. Quindi è sensato pensare che laddove si avvertano eccessivi problemi nel distacco dalle figure affettivamente importanti sia necessario intervenire per favorire la maturazione di modalità più serene investendo quindi  sul futuro più o meno prossimo o lontano! 

Ma come vi parliamo di separazione? Ma dal punto di vista psicomotorio ovviamente! Sicuramente in questo passaggio c'è una competenza cognitiva importante che deve consolidarsi : è  l'interiorizzazione che le cose esistono anche se non le vediamo al momento (quindi la mamma c'è anche se non la vedo). Ma per arrivare a questa competenza cognitiva l'essere umano passa dalla relazione e dalle sue tinte comunicative. Le difficoltà di separazione che si manifestano a partire dal secondo anno di vita, o dall'ottavo mese (se vogliamo   farle coincidere con l'esordio dell'angoscia dell'estraneo) possono essere una manifestazione di problematiche tonico-emozionali. . 
Di cosa stiamo parlando?...di una cosa molto semplice, istintiva, apparentemente innata: il tenere in braccio.

Quanto, e soprattutto come, teniamo in braccio il nostro bambino o  la nostra bambina nel primo anno di vita crea quella struttura tonica che il piccolo riproporrà quando dal famoso ottavo  mese, oltre a piangere davanti all'estraneo, maturerà anche la competenza per scappare, allontanarsi, tornare: il gatton gattoni!

Saper tenere in braccio un bambino non è cosa scontata e saper trasformare e adattare la propria e sua postura ai suoi momenti di sviluppo  lo è altrettanto. Osservare la propria postura, l'abituale modo di tenere, reggere, orientare il proprio bimbo, il modo di prestargli quella verticalità che ancora non è in grado di gestire da solo, il saper stare nel suo sguardo, il saper usare quelle poche parole in tono di voce rassicurante, il saper rispondere ed accogliere le sue sofferenze, le sue angosce, le sue frustrazioni con un abbraccio accogliente: ecco cosa significa buon dialogo tonico.

 Se un bambino piange perchè non si vuole staccare siamo davanti a madri e padri cattivi?
Certamente no ( al di là di situazioni estreme...)! Nel nostro lavoro con mamme, papà ed i loro bimbi abbiamo incontrato bravissimi genitori che si sono accorti delle sbavature nel balletto relazionale e le hanno trasformate in una più autentica conoscenza del proprio bambino e di sé.

E per concludere torniamo alla metafora della corda, anzi, torniamo alla manina che tiene un capo della corda (le vedete le dita? avete messo a fuoco dv'è il pollice? lo vedete il polso? ); concentriamoci sulla sua presa: è una presa capace di dosarsi  perché sufficiente per non perdere la corda e non eccessiva da ostacolare l'altra manina a legarsi (con fili di lana o di seta  stavolta) al resto del mondo. La mamma si è allontanata e non si vede più: come il bambino tiene la corda fa la differenza!

Dott.ssa Madella Elisabetta, pedagogista, psicomotricista, mediatrice familiare dello Studio Scioglinodo