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Mio figlio è disgrafico???


Mio figlio è disgrafico???

Che cos’è la disgrafia e cosa possono osservare i genitori

 
La disgrafia è, tra i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), quello che vede nella componente psicomotoria la sua causa primaria ed anche... la sua prima risorsa per il recupero!

La disgrafia consiste nella difficoltà di riprodurre numeri (tipici i ribaltamenti) e lettere e nella difficoltà di gestire lo spazio grafico del foglio (grandezze non omogenee, scritture in salita, in discesa, parole non allineate, distribuzione non regolare dei testi nella pagina....).

 Non è da confondersi con la disortografia alla quale è associata solo talvolta in forma “pura”; più spesso ne è, invece, causa data l’impossibilità di rilettura e di autocorrezione.
Il bambino o l’adulto disgrafico può manfestare, inoltre, difficoltà nel calcolo in colonna per la disorganizzazione dell’incolonnamento (non per discalculia!).

 

Le possibili cause della disgrafia possono essere:

  • una didattica carente del pregrafismo nella Scuola dell'Infanzia;
  • l'insegnamento della scrittura fatto in modo frettoloso e senza avere un'indicazione di come svolgere ogni singola lettere per poi arrivare al collegamento delle lettere corsive per costruire le sillabe e le parole;
  • l'insegnamento della scrittura troppo precocemente e/o un’immaturità psicomotoria: la capacità dell'atto scrittorio richiede la maturazione e l'acquisizione dello schema corporeo, l'organizzazione spazio- temporale, la scelta della mano scrivente e quindi il buon procedere del processo di lateralizzazione, una buona coordinazione motoria, un buon equilibrio;
  • una risposta di un disagio affettivo-relazionale;
  • il mancinismo;
  • difficoltà di coordinazione oculo-manuale;
  • l'uso scorretto dello strumento per scrivere e una postura errata;
  • difficoltà nella regolazione tonica;
  • alcuni danni neurologici minimi.

 
Spesso (ma non sempre) il bambino o la bambina disgrafico presenta un impaccio motorio più globale (di varia entità e più o meno evidente).
E'bene ricordare che si può parlare di disgrafia in assenza di deficit sensoriali (ad esempio problemi visivi) o motori che rendano l'atto dello scrivere difficoltoso.

La diagnosi di disgrafia, possibile all’interno di un’equipe multidisciplinare, è tra le più tardive (non prima della terza elementare) in quanto si riconosce al bambino un tempo necessario di apprendimento, esercizio, maturazione e in quanto si riconosce la grande influenza della didattica nell’apprendimento personale della scrittura. Ciò comporta da una parte una maggior sicurezza nell’eventuale diagnosi ma dall’altro il rischio di sottovalutare le manifestazioni di difficoltà, ritardando interventi professionali, anche semplici, che se attivati nei primi anni, indubbiamente più sensibili, della scuola primaria possono far rientrare, in manierasignificativa il disturbo o comunque impedire che il disturbo diventi un problema (problema per la motivazione allo studio, problema per l'autostima, problema per la socializzazione, problema per la maturazione generale)!

 

E i genitori cosa possono osservare e cosa possono fare?

  • il corpo spesso si posiziona in modo esageratamente inclinato, talvolta addirittura il bambino si sdraia sul foglio
  • lo strumento grafico viene impugnato con un presa non corretta (quella corretta è a pinza pollice-indice e appoggio sul medio)
  • la mano che solitamente tiene il quaderno viene posizionata altrove o diventa un appoggio per la testa, minando l'equilibrio generale del corpo oppure vierne impegnata in compiti parassiti (il bambino che mentre scrive con la destra muove/giochicchia/entra in tensione con la sinistra o viceversa)
  • il foglio viene posizionato in modo eccessivamente inclinato (ben oltre i 30° considerati fisiologici)
  • non vengono rispettati i limiti del foglio o la spaziatura fra righe, parole o lettere
  • la scrittura è molto grande o molto piccola, spesso irregolare
  • la pressione è eccessivamente forte o debole
  • la mano è “bloccata” e il braccio fatica a scorrere, muovendosi “a scatti”
  • la direzionalità del segno è alterata
  • le lettere non sono legate fra loro: il corsivo assomiglia ancora ad una giustapposizione di lettere come nello stampato (un corsivo che non corre...)
  • fatica o dolore alla mano, al braccio e/o alla spalla  causa di una forte tensione e di un coinvolgimento ancora globale del corpo
  • il proprio bambino non trova motivazione e soddisfazione nell’apprendimento della nuova competenza del saper scrivere 


 Il genitore che si accorge che il proprio bambino non sta maturando una grafia secondo aspettative, senza allarmismi eccessivi, se consapevole, ha la possibilità di guardare al proprio figlio con occhi diversi, forse nuovi perché la scrittura è il modo principe di lasciare le tracce nel mondo e nella vita. Un bambino che non riesce a scrivere va aiutato e supportato perché la su grafia non menta e riesca a parlare di lui/lei in maniera sempre più soddisfacente e corrispondente con l’immagine di sé.

Dott.ssa Madella Elisabetta, pedagogista, psicomotricista, mediatrice familiare, insegnante massaggio infantile dello Studio Scioglinodo